Scegliere un target. Come e perché è fondamentale. - Constant Design
Scegliere un target. Come e perché è fondamentale.

Far capire agli altri cosa vogliamo e cosa pensiamo è un’esigenza che riguarda tutti, anche più volte al giorno e per i compiti più disparati. Per cercare di raggiungere l’obiettivo senza troppi fraintendimenti e bias scegliamo le parole e le combiniamo nel modo più congeniale. Davvero?

In realtà non proprio: scegliamo, sì, tra un serie di termini ma non lo facciamo con molta consapevolezza. La maggior parte delle conversazioni giornaliere possono sopportare qualche fraintendimento, anzi, talvolta questo genera una simpatica ilarità. Inoltre, molte delle attività che dobbiamo affrontare rientrano in script più o meno stabili per i quali recuperare un repertorio di espressioni consolidate e “sicure” è un compito molto veloce e privo di intoppi. Al contrario, per situazioni più impegnative – come sostenere un esame, essere convincenti durante un colloquio, rilasciare un’intervista, scrivere un libro ecc. – la soglia di attenzione è notevolmente più alta e la scelta di cosa dire può essere determinante per un esito positivo. Qualunque sia il nostro grado di impegno, investire su un corretto uso delle parole sembrerebbe essere di grande importanza. In quasi tutte le conversazioni l’ingrediente fondamentale è la reciprocità: parliamo, è vero, ma dobbiamo anche ascoltare e capire, e da questo dipende la nostra capacità di rispondere con cognizione di causa. Perché capiamo quello che gli altri dicono? Perché se un’espressione o una parola possiedono potenzialmente più significati, noi riusciamo (la maggior parte delle volte) a cogliere quello più congeniale a quella determinata situazione comunicativa? Che abilità particolare possediamo? Tutti gli individui possiedono una serie di conoscenze, apprese durante la loro vita: alcune sono vere, altre false, altre le abbiamo scoperte dubbie e ancora non abbiamo formulato rettifiche. In ogni caso, le conoscenze circolano nella società, andando a confluire in quella che Eco chiamava “enciclopedia” o “libreria delle librerie”, o ancora “insieme registrato di tutte le interpretazioni”. Di conseguenza, l’enciclopedia non è data una volta per tutte ma ogni volta che viene registrata una nuova informazione i rapporti tra le strutture che la compongono sono soggetti a modifiche. Così, il pensiero di una società evolve e la cultura progredisce. È sull’enciclopedia comune ai parlanti che si innesta la possibilità stessa della comunicazione; sono le informazioni in essa contenute che ci permettono di disambiguare una circostanza, di spiegare un’espressione attraverso altre espressioni, immagini, suoni: insomma, che ci permettono di capirci reciprocamente. È da questo “contenitore” che peschiamo le informazioni necessarie per interagire con gli altri: a volte lo facciamo velocemente, come in situazioni familiari e ripetitive; a volte lo facciamo con difficoltà perché la situazione che abbiamo di fronte è nuova o ostica; a volte non padroneggiamo bene un argomento e abbiamo bisogno di trovare nuove informazioni. Quando si ipotizza un target per una campagna pubblicitaria è questo che dobbiamo tener presente: cosa sanno gli utenti a cui ci vogliamo rivolgere? Che argomenti padroneggiano? Che competenze culturali hanno? E, una volta risposto a queste domande, all’interno del nostro discorso inseriamo indizi su chi sarà il soggetto che avremo di fronte, costruiamo dei ganci che pensiamo saprà cogliere. In definitiva, si fornisce all’utente la possibilità di interpretare, di usare ciò che sa per scoprire le novità che gli stiamo comunicando.

 

One Comment

blog
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